Mali: “Vattene”, migliaia manifestano contro il presidente a Bamako

Africa ExPress
11 giugno

Aggiornamento ore 16.30
Il bilancio della manifestazione di ieri è stato più pesante di quanto annunciato in precedenza: i morti sono almeno due, mentre il numero dei feriti è salito a 55. La polizia ha effettuato diversi arresti, tra questi anche Issa Kaou Djim del movimento dell’imam Mahmoud Dicko (CMAS) e Clément Dembélé, della piattaforma contro la corruzione e la disoccupazione (PCC). Sulla pagina Facebook di CMAS, in continuo aggiornamento, sono riportati i nomi di altri membri del movimento fermati dalle forze dell’ordine.

Nato solo poco più di un mese fa, il Movimento 5 giugno, che raggruppa membri della società civile, partiti dell’opposizione e religiosi, in particolare il Coordinamento CMAS, guidato dall’ influente imam Mahmoud Dicko, ha riempito per la terza volta dall’inizio di giugno strade e piazze della capitale maliana per chiedere le immediate dimissioni del presidente Ibrahim Boubacar Keïta (IBK). Ovunque cartelli e striscioni con scritte come: IBK dégage (IBK vattene) e Nous voulons le changement (Vogliamo il cambiamento).

Manifestanti chiedono dimissioni del presidente Keita

Malgrado un massiccio spiegamento delle forze dell’ordine e della sicurezza, questa volta la manifestazione è presto degenerata. Un primo bilancio parla di un morto e una ventina di feriti; sono stati attaccati edifici pubblici, tra questi anche l’Assemblea Nazionale, dove parecchi uffici sono stati saccheggiati e molti documenti sono stati bruciati. Nel pomeriggio sono state interrotte le trasmissioni delle due emittenti di Stato Office de Radiodiffusion-Télévision del Mali (ORTM), perchè, secondo i reporter di Agence France Presse, diversi dimostranti avrebbero occupato il cortile di ORTM.

Altri partecipanti alla protesta hanno eretto barricate su uno dei ponti di Bamako, mentre in altri punti della capitale sono stati incendiati pneumatici.

Il presidente del Mali Ibrahim Boubacar Keïta

Migliaia e migliaia di persone si sono riversate sulle strade di Bamako venerdì, solo due giorni dopo il discorso del presidente alla nazione, volto a smorzare la tensione. In tale occasione Keïta aveva fatto intendere che una trentina di risultati delle legislative – causa delle proteste – sarebbero eventualmente potuti essere riesaminati.

A nulla sono valse le parole di Keïta. “Ha deluso tutti con il suo ultimo intervento”, ha detto Nouhounm Sarr, uno degli organizzatori della protesta. I responsabili della manifestazione hanno anche stilato un documento in dieci punti nel quale fanno appello alla disobbedienza civile. Nell’elenco figura anche il blocco dei servizi dello Stato, eccetto quelli legati alla sanità e, se le autorità dovessero staccare o rallentare internet, saranno attivate squadre volanti per la comunicazione e gli incroci stradali più importanti verranno bloccati.

Il Movimento 5 giugno è determinato. Chiede anche lo scioglimento del Parlamento, la formazione di un governo di transizione, il cui primo ministro dovrà essere scelto dal movimento e infine esigono la sostituzione dei 9 membri della Corte costituzionale, accusata di collusione con il governo.

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