Profughi dal Burundi: la Tanzania vuole rispedirli a casa

Africa ExPress
Dodoma / Bujumbura, 9 settembre 2019

I rifugiati burundesi che attualmente si trovano in Tanzania saranno rispediti in patria. Amnesty International ha fatto sapere che il 24 agosto è stato siglato un documento in tal senso dai rispettivi ministri dell’Interno, Kangi Lugola (Tanzania) e Pascal Barandagiy (Burundi) e prevede il loro imminente rimpatrio.

Secondo quanto è stato stabilito dai due governi, settimanalmente, fino alla fine di dicembre, tutti rifugiati saranno riportati a casa; i primi 2000 dovrebbero lasciare la Tanzania già durante la seconda settimana di settembre. Mentre 75.000 hanno già lasciato volontariamente il Paese dal settembre 2017.

Tanzania vuole rimpatriare profughi burundesi

Appunto, il ritorno dei migranti deve essere volontario. Nessuno deve essere costretto a far ritorno a casa, hanno sottolineato sia la ONG con base a Londra, che l’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati (UNHCR). L’Agenzia  dell’ONU ha chiesto che i due governi rispettino i loro impegni internazionali; inoltre ha richiamato entrambi sul trattato firmato dalle autorità di Dodoma, Bujumbara e dall’UNHCR. In tale accordo si specifica che i rimpatri devono essere assolutamente volontari.

Lago Tanganica

Attualmente quasi tutti profughi burundesi vivono nella regione di Kigoma, area situata sulle rive del lago Tanganica e da lì è possibile raggiungere il Burundi con mezzi navali.

Il ministro degli Interni tanzaniano ha assicurato che nel Burundi ora regna la pace e ha minacciato di far arrestare coloro che incitano i rifugiati a non partire. Secondo il rapporto di Amnesty, i due ministri avrebbero visitato i due campi per profughi Nduta e Mtendeli e in tale occasione avrebbero annunciato ai burundesi i rimpatri forzati.

Amnesty riporta inoltre che già da luglio dello scorso anno tutti punti di accoglienza alla frontiera con il Burundi non sarebbero più attivi e da tempo il governo tanzaniano avrebbe chiuso gli spacci e le piccole attività commerciali dei profughi nei campi, cercando in questo modo di far pressione sulla comunità dei burundesi a lasciare il Paese. L’Organizzazione per la difesa dei diritti umani ha chiesto all’UNHCR di assicurarsi che partano solamente coloro che abbiano espressamente dichiarato di voler far ritorno in patria.

Nel 2015, Nkurunziza aveva già ottenuto un terzo mandato in violazione alla Costituzione e agli accordi di pace di Arusha, provocando una gravissima crisi politica, che aveva costretto 400.000 burundesi a rifugiarsi nei Paesi vicini . Il presidente Nkurunziza, un mistico pastore protestante, crede di essere unto dal Signore e predestinato a guidare il suo Paese.

Pierre Nkurunziza, presidente del Burundi

La situazione nel Burundi è tutt’altro che rassicurante. Lo ha reso noto la Commissione d’inchiesta del ONU proprio in questi giorni e ha denunciato gravi violazioni dei diritti umani in questo periodo pre-elettorale; già ora nel Paese si respira un clima di paura. Le presidenziali e legislative sono praticamente alle porte: sono state messe in calendario per il mese di maggio 2020 e Nkurunziza, grazie al referendum del 2018 si è assicurato altri due mandati. L’UNHCR ha anche confermato che mensilmente centinaia di persone fuggono dal Burundi e ha chiesto agli Stati confinanti di non chiudere le frontiere e di concedere asilo alle persone che necessitano di protezione.

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