Refugees International: Africa continente più colpito dai cambiamenti climatici

Le coste africane dell’Oceano Indiano saranno quelle maggiormente colpite dai cicloni causati dai cambiamenti climatici in atto. Idai e Kenneth sono un esempio. Lo svela un report di Refugees International

sandro_pintus_francobolloSpeciale per Africa ExPress
Sandro Pintus
Firenze, 16 agosto 2019

I cambiamenti climatici influenzeranno l’Africa più gravemente di qualsiasi altro continente”. È la pesante sentenza scritta da Refugees International nel suo rapporto dopo i cicloni Idai e Kenneth che hanno devastato Mozambico e Zimbabwe.

Chimoio, Mozambico. Persone si affrettano ad attraversare un fiume per andare alla prima distribuzione di cibo più di due mesi dopo il ciclone. (Foto © courtesy Devon Cone, Refugees International)
Chimoio, Mozambico. Persone si affrettano ad attraversare un fiume per andare alla prima distribuzione di cibo più di due mesi dopo il ciclone. (Foto © courtesy Devon Cone, Refugees International)

La relazione, appena pubblicata, è stata scritta da Mark Yarnell e Devon Cone, si intitola “Devastazione e dislocamento. Cicloni senza precedenti in Mozambico e Zimbabwe, un segno di ciò che verrà?”

Gli autori hanno analizzato gli interventi di aiuto delle ong e delle Agenzie internazionali per capire meglio il risultato ottenuto e gli eventuali miglioramenti. In loco a maggio e giugno, hanno viaggiato tra le provincie colpite in Mozambico: Sofala, Manica e Cabo Delgado. Lo Zimbabwe, anche se colpito marginalmente al confine con il Mozambico, è stato studiato perché era già in situazione di emergenza alimentare per la siccità.

Copertina del report di Refugees International
Copertina del report di Refugees International

Il team di studiosi ha osservato la distribuzione degli aiuti, intervistato gli sfollati negli alloggi temporanei e coloro che erano stati reinsediati. In Zimbabwe ha visitato i distretti di Chipinge e Chimanimani.

Complessivamente, il team ha condotto interviste con rappresentanti di oltre 25 organizzazioni internazionali di aiuto umanitario e ong locali. Per comprendere l’architettura umanitaria complessiva e le sfide della programmazione, sono state contattate agenzie governative che lavorano alla risposta ai cicloni.

L’equipe di Refugees International ha verificato che, anche se all’inizio dei soccorsi gli interventi sono stati veloci, ancora oggi molte delle persone colpite sono ancora in una situazione di emergenza. Alcuni villaggi sono stati raggiunti due mesi dopo l’evento catastrofico.

Vista la situazione studiata in Mozambico gli interventi da fare sono quattro. È necessario sostenere chi è ancora nel bisogno e garantire il reinsediamento o un rimpatrio interno duraturo per gli sfollati interni. Prepararsi per una futura crisi alimentare per le perdita di raccolti e promuovere la riduzione del rischio di catastrofi in tutti gli aspetti della risposta.

Da non dimenticare la sicurezza delle donne e le ragazze. È stata riscontrata una significativa mancanza di misure per creare un ambiente sicuro come l’illuminazione e le latrine specifiche di genere.

Anche se i negazionisti li smentiscono, i cambiamenti climatici sono reali. “I paesi maggiormente colpiti saranno soprattutto quelli dell’Africa meridionale che si affacciano sull’Oceano Indiano” – dice il rapporto. “Ma anche quelli più interni devono essere preparati per simili eventi futuri”.

Area del ciclone Idai tra Mozambico, Zimbabwe e Malawi (Courtesy CNN)
Area del ciclone Idai tra Mozambico, Zimbabwe e Malawi (Courtesy CNN)

I due cicloni, che a marzo e aprile hanno colpito Mozambico, Zimbabwe e Malawi, sono arrivati sulle coste mozambicane con una forza mai registrata prima. I venti che hanno raggiunto i 225km orari hanno portato morte e devastazione anche a Cabo Delgado, provincia del nord del Mozambico mai toccata da simili accadimenti meteo.

Idai ha colpito il centro dell’ex colonia portoghese distruggendo l’80 per cento la città di Beira, seconda del Paese per importanza, e aree limitrofe. Il ciclone ha investito tre milioni di persone causando un migliaio di morti, centinaia di migliaia di sfollati e la distruzione dei raccolti su 810mila ettari. E un’epidemia di colera fermata in tempo. Kenneth, sei settimane dopo Idai, ha colpito 300mila persone.

Sandro Pintus
sandro.p@catpress.com
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Giornalista pubblicista dal 1979, ha iniziato l'attività con Paese Sera. Negli anni '80/'90, in Africa Australe con base in Mozambico e in seguito in Australia e in missioni in Medio Oriente e Balcani. Ha lavorato per varie ong, collaborato con La Repubblica, La Nazione, L'Universo, L'Unione Sarda e altre testate, agenzie e vari uffici stampa. Ha collaborato anche con UNHCR, FAO, WFP e OMS-Hedip.