CONGO-K

Amnesty: in Congo quarantamila baby minatori estraggono cobalto a mani nude


Speciale per Africa ExPress
Sandro Pintus
Firenze, 1 ottobre 2018

Sono quarantamila i bambini e le bambine, ragazze e ragazzi minorenni che scavano a mani nude nelle miniere di cobalto della Repubblica Democratica del Congo (RDC).

Lo denuncia Amnesty International che chiede al governo del Paese africano di “fermare ora questa barbarie e di mettere in atto tutte le misure per affrontare la salute dei bambini, i loro bisogni fisici, educativi, economici e psicologici”.

Secondo l’ong per i diritti umani i piccoli minatori lavorano in condizioni estreme fino a dodici ore al giorno, senza alcuna protezione e con salari da fame. A causa di carichi troppo pesanti – secondo Amnesty anche di 20-40kg – rischiano quotidianamente di avere incidenti anche gravi e si ammalano più facilmente dei loro coetanei.

Bambini minatori nella Repubblica Democratica del Congo (Courtesy Amnesty International)

I baby schiavi non solo rischiano la vita a causa dei frequenti crolli nelle grotte artigianali ma, se oltrepassano i confini della miniera, sono picchiati e maltrattati delle guardie di sicurezza. Molti bambini abbandonano la scuola per lavorare nei giacimenti e altri vanno a scavare dopo l’orario scolastico.

I bambini hanno raccontato che, dai commercianti del minerale, vengono pagati a seconda dei sacchi estratti e dopo aver raccolto, trasportato, lavato e frantumato il materiale, ricevono tra mille e duemila franchi congolesi al giorno, l’equivalente di uno/due euro. Questo senza conoscere il peso dei sacchi o il tipo di materiale raccolto e lavorando anche i fine settimana e nei giorni festivi.

Il lavoro, oltre che in gallerie improbabili e pericolose, si svolge anche a cielo aperto indipendentente dalle situazioni metereologiche, con la pioggia o con le elevate temperature tropicali. A causa del lavoro estremamente faticoso i baby minatori sono soggetti a lesioni muscolo-scheletriche e alla colonna vertebrale che possono avere effetti a lungo termine.

Questo scandalo dei giovanissimi minatori accade nonostante, dal 2009, in RDC esista un codice di protezione dei minori che prevede la gratuità e l’obbligo di educazione primaria per tutti i bambini. Un codice mai applicato per mancanza di fondi da parte dello stato mentre tutte le spese – arrivano a trentamila mila franchi al mese a famiglia (trenta euro) – compresi gli stipendi per gli insegnanti, sono a carico delle famiglie. Una cifra che non si possono permettere.

Mappa della provincia del Katanga nella RDC (Courtesy Google Maps)

Molte delle miniere di cobalto sono nel Katanga, la grande provincia nel sud dell’ex colonia belga, e il prezioso minerale è tra i più richiesti dalle multinazionali dell’elettronica. Viene utilizzato per le batterie ricaricabili di smartphone, tablet, computer portatili e altri dispositivi elettronici.

Nelle miniere di cobalto lavorano tra 110mila e 150mila minatori artigianali dei quali, secondo stime Unicef del 2014, i minori sono quaranta mila. Oltre il 50 per cento della produzione mondiale di cobalto viene estratta dalla Repubblica Democratica del Congo e il 20 per cento del minerale proviene dai minatori artigianali del Katanga.

Amnesty, contro lo sfruttamento dei bambini nelle miniere di cobalto della RDC, chiede di firmare un appello indirizzato al presidente Joseph Kabila. Fino ad oggi ha raggiunto quasi 18.300 adesioni.

Sandro Pintus
sandro.p@catpress.com
Twitter: @sand_pin

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Sandro Pintus

Giornalista dal 1979, ha iniziato l'attività con Paese Sera. Negli anni '80/'90 in Africa Australe con base in Mozambico e in seguito in Australia e in missioni in Medio Oriente e Balcani. Ha lavorato per varie ong, collaborato con La Repubblica, La Nazione, L'Universo, L'Unione Sarda e altre testate, agenzie e vari uffici stampa. Ha collaborato anche con UNHCR, FAO, WFP e OMS-Hedip.

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