Alassane Ouattara, Presidente della Costa d'Avorio
Speciale per AfricaExPress
Yamoussoukro, 6 gennaio 2016
Verso le due di questa notte sono stati esplosi alcuni colpi di fucile a Bouaké, la seconda città della Costa d’Avorio. Durante la guerra civile Bouaké è stata la roccaforte dei ribelli e stavolta degli ex combattenti smobilitati. Insieme a soldati regolari sono insorti, per reclamare i premi promessi, ma mai percepiti e per denunciare il mancato aumento degli stipendi e l’avanzamento di grado per anzianità di servizio.
Dopo essersi impossessati delle armi dell’arsenale del terzo battaglione, il principale campo militare della città, e di quelle di alcuni commissariati, gli insorti hanno bloccato l’accesso alla città, sia a nord che a sud. Ovviamente tutti i negozi sono rimasti chiusi, la gente, spaventata, è rimasta barricata in casa. Secondo un testimone oculare, nel tardo pomeriggio la situazione è leggermente migliorata e i taxi hanno ripreso a circolare.
Ad Abidjan i militari sono rimasti consegnati nelle caserme, dunque la situazione è rimasta calma. La contestazione si è estesa, invece, in altre citta, come a Korhogo, nel nord del Paese, a Daloa, nel centro-ovest e a Daoukro, nell’est. A Korhogo i contestatori hanno tolto la bandiera dal municipio; hanno bloccato la strada principale, ma non hanno assolutamente usato fucili, neanche per sparare in aria.
Alassane Ouattara, il presidente della Costa d’Avorio, ha immediatamente indetto una riunione del comitato di crisi con i responsabili delle forze armate. Secondo la presidenza durante l’incontro si sarebbe discusso del pagamento del soldo, delle prospettive per le promozioni e del mancato pagamento dei premi agli ex ribelli, che sono stati integrati nell’esercito alla fine della guerra civile nel 2011.
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