AFRICA

Marocco: oltre mille disperati assaltano il confine con Ceuta, enclave dell’Europa in Africa

Speciale per AfricaExPress
Cornelia I. Toelgyes
Quartu Sant’Elena, 1° Gennaio 2017

Questa mattina oltre millecento migranti sub sahariani hanno cercato di entrare nell’enclave spagnola di Ceuta, un piccolo pezzettino di Unione Europea in Marocco. La maggior parte degli africani sono stati respinti dalla polizia mentre tentavano di arrampicarsi sulla barriera metallica, alta oltre sei metri, che separa la città dall’entroterra. Venti o trenta migranti sono riusciti a guadagnare la cima della recinzione. Poco dopo sono stati portati a terra con delle gru dalle guardie di frontiera.

Solamente due migranti sono riusciti a penetrare in territorio spagnolo, o meglio hanno ricevuto l’autorizzazione, perché a causa delle serie ferite riportate durante la scalata, è stato necessario il loro ricovero nell’ospedale di Ceuta. Secondo quanto è riportato in un comunicato del governo di Madrid, tutti gli altri sono stati espulsi in Marocco. Il rapporto spagnolo precisa che molti agenti sono stati feriti. Precisamente cinque spagnoli e ben cinquanta magrebini, perché i migranti, usano pietre e bastoni metallici per fare dei buchi nella rete. Oggetti contundenti che lanciano  contro le forze dell’ordine.

Ceuta, parte della recinzione

Le organizzazioni per la difesa dei diritti umani hanno puntato spesso il dito sul governo spagnolo per l’espulsione immediata dei migranti, senza concedere loro la possibilità di presentare la domanda di richiesta d’asilo.

All’inizio di dicembre oltre quattrocento persone sono riuscite a penetrare in territorio spagnolo, malgrado le barriere, rinforzate con filo spinato. Molti migranti cercano questa via di fuga. Il territorio libico è diventato troppo pericoloso, per non parlare della traversata in mare, che solo nel 2016 è costata la vita a oltre cinquemila persone.

Secondo la polizia spagnola, la scorsa settimana è stata arrestata una signora magrebina al confine con Ceuta. Nella sua valigia aveva nascosto, completamente ripiegato su se stesso, un giovane di soli diciannove anni originario del Gabon. La disperazione porta a cercare sempre nuove vie di fuga.

I potenziali richiedenti asilo provengono soprattutto dall’Africa subsahariana e raggiungono il Marocco affidandosi a trafficanti di uomini, che, con grossi camion, li trasportano nelle campagne vicino alle due enclavi spagnole in Africa, oltre a Ceuta, Melilla.  Altri sono siriani che spesso raggiungono Rabat via aerea.

Una volta arrivati, vivono in accampamenti di fortuna sul monte Gourougou, senza alcuna assistenza medica, finchè non arriva il loro turno per tentare di entrare in una delle enclavi. Sono migranti disposti a sopportare tutte le privazioni: fame e disperazione sono ben più grandi della paura di ferirsi o di morire.

Una volta espulsi, la polizia marocchina raccoglie i migranti, li carica su grandi autobus e li porta nelle città come Rabat, Casablanca o Fez. Molti tornano sul monte Gourougou per ritentare di entrare in Europa attraverso questa porta laterale, altri invece, malgrado il pericolo, presi dalla disperazione, si dirigono in Libia per cercare di imbarcarsi verso le nostre coste.

In Marocco vivono migliaia e migliaia di migranti senza permesso di soggiorno e lì l’immigrazione clandestina è considerato un reato. I più vorrebbero raggiungere l’Europa, ma viste le nuove politiche di respingimento dell’Unione Europea molti si sono fermati nel regno. Per questo motivo, il governo, per ordine del re Mohammed VI, ha ufficialmente annunciato lo scorso 15 dicembre una nuova sanatoria per migranti irregolari. Già nel 2014 oltre venticinquemila persone, per lo più provenienti dall’Africa subsahariana e dalla Siria, hanno potuto regolarizzare la propria posizione nel Paese.

migranti in Marocco

Secondo il ministero degli Interni, i criteri per la regolarizzazione sarebbero gli stessi del 2014, vale a dire congiunti stranieri di cittadini marocchini, o mogli e figli di stranieri residenti regolarmente nel Paese. Inoltre sono ammessi coloro che sono in possesso di un contratto di lavoro, che sono residenti da almeno cinque anni e chi soffre di malattie croniche.

Oltre a questo, dal 2014 è stato organizzato un programma per il ritorno volontario nel proprio Paese. Finora oltre ventimila persone hanno scelto questa opzione.

La Federazione internazionale per i diritti dell’uomo e l’associazione marocchina Gadem, un gruppo antirazzista e che difende migranti e stranieri, hanno ritenuto che la formazione del personale dell’Ufficio stranieri non sarebbe sufficiente. Nel loro rapporto hanno denunciato che alcuni casi sono stati respinti senza spiegazioni plausibili, inoltre ritengono che tutta la procedura sia troppo complessa. In seguito a ciò è stata istituita una commissione per la supervisione e gli eventuali ricorsi, presieduta dal Consigli dei diritti umani e sembra che da allora i casi di respingimento siano diminuiti.

Sta di fatto che i migranti che sono riusciti ad ottenere il permesso di soggiorno non sono realmente soddisfatti di questa soluzione, perché il Marocco non offre possibilità di lavoro soddisfacenti e dunque la qualità della vita non corrisponde alle aspettative.

Fino a qualche anno fa era solamente un Paese di transito, mentre ora sta trasformando la propria politica verso l’accoglienza, anche se molti migranti, ormai residenti, non hanno abbandonato del tutto il sogno europeo.

Cornelia I. Toelgyes
corneliacit@hotmail.it
@cotoelgy

maxalb

Corrispondente dall'Africa, dove ho visitato quasi tutti i Paesi

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