AFRICA

Rapiti in Sud Sudan venti operatori umanitari stranieri

Speciale per AfricaExpress
Cornelia I. Toelgyes
Quartu Sant’Elena, 14 novembre 2016

Domenica scorsa sono stati rapiti venti operatori umanitari nel Sud Sudan, a Nhialdiu,  a quaranta chilometri dalla città di Bentiu, da un gruppo di uomini armati. La nazionalità delle persone sequestrate non è stata resa nota finora.

Il ministro dell’informazione e della cultura del “Northern Liech State”, Lam Tungwar Kueigwong, accusa dell’attacco l’ex vicepresidente, Riek Marchar. E’ convinto che gli operatori umanitari siano stati sequestrati da sostenitori di Marchar, capo del maggiore gruppo ribelle “Sudan People’s Liberation Movement in opposition”  (SPLM-IO), che controlla gran parte dell’ex-Unity State. Il  “Northern Liech State“ faceva parte dell’Unity State prima della nuova suddivisione da dieci a ventotto Stati, voluta dal presidente Salva Kiir. La nuova ripartizione amministrativa, comunque, non è mai stata riconosciuta dall’ONU.

Sfollati in Sud Sudan

Non si sa dove siano stati portati gli operatori umanitari, sottolinea Lam anche se Nhialdiu è nuovamente in mano alle truppe governative. “Il governo condanna severamente questo sequestro e ha messo in atto quanto in suo potere per riportare in città queste persone”, ha aggiunto il ministro.

Sava Kiir a destra, Riek Machar a sinistra

La situazione attuale è il risultato della guerra civile iniziata tre anni fa quando  il presidente Salva Kiir Mayardit aveva accusato il suo vice Riek Marchar di aver complottato contro di lui, tentando un colpo di Stato. Da allora sono iniziati i combattimenti tra le forze governative e quelle fedeli a Machar. I primi scontri si sono verificati a fine 2013 nelle strade di Juba, la capitale del Paese, ma ben presto hanno raggiunto anche Bor e Bentiu. Vecchi rancori politici ed etnici mai risolti, non fanno che alimentare questo conflitto.

rifugiati sud sudanesi in arrivo in Uganda

Secondo l’Ufficio delle Nazioni Uniti per il coordinamento degli affari umanitari (OCHA) dal 2013 ad oggi oltre 2,78 milioni di sud sudanesi hanno dovuto lasciare le loro case: 1,75 milioni sono sfollati, mentre 1,05 si sono rifugiati nei Paesi limitrofi e l’esodo non tende ad arrestarsi, in particolare verso l’Uganda, dove solo il 1° Novembre sono stati registrati 5.892 nuovi arrivi. Le organizzazioni umanitarie non riescono a soddisfare le necessità di tutti. Spesso i profughi soffrono la fame e per nutrire i figli, le mamme sono costrette a vendere quei pochi avere con i quali sono arrivati nella nuova terra.

Oltre 5 milioni di sud sudanesi necessitano di aiuti umanitari urgenti, spesso alcune zone sono difficilmente raggiungibili, sia per mancanza di arterie stradali che per l’insicurezza che vige in molte aree.

Adama Dieng, consigliere dell’ONU per la prevenzione di genocidi è molto preoccupato dell’attuale scenario nello Stato più giovane della Terra, che ha ottenuto l’indipendenza dal Sudan solo nel 2011. “Ciò che è iniziato come un conflitto politico potrebbe trasformarsi in una vera e propria guerra etnica.  L’aumento delle violenze su base tribale potrebbe facilmente sfociare in genocidio”, ha fatto sapere Dieng a Juba, la capitale del Paese, qualche giorno fa.

Cornelia I.Toelgyes
corneliacit@hotmail.it
@cotoelgyes

 

Cornelia Toelgyes

Giornalista, vicedirettore di Africa Express, ha vissuti in diversi Paesi africani tra cui Nigeria, Angola, Etiopia, Kenya. Cresciuta in Svizzera, parla correntemente oltre all'italiano, inglese, francese e tedesco.

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