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Autobombe a Mogadiscio, i terroristi asserragliati in un hotel e in un ristorante

Dal Nostro Inviato Speciale
Massimo A. Alberizzi
Nairobi, 21 gennaio 2016

Mogadiscio, il sole è appena tramontato. E’ giovedì e i giovani della capitale somala si riversano al Lido. In quella zona, assieme agli shebab, espulsi dopo una violenta battaglia, è stata cacciata anche l’austerità. Sono sorti bar e ristoranti alcuni dei quali sono diventati alla moda e di giorno la spiaggia è affollata nonostante sia frequentata anche dagli squali. Ed è lì che ieri sera, giovedì, che equivale al nostro sabato giacché venerdì è festa, hanno soddisfatto la loro sete di vendetta gli islamici.

La prima autobomba esplode alle 7:30. Il terrorista suicida si lancia con la sua vettura contro l’ingresso del Beach View Hotel. Subito dopo un commando di assalitori (almeno quattro) sparando all’impazzata, varca il cancello e si barrica in cortile.

Accorrono le ambulanze e le forze di sicurezza somale, ma non è finita. Un’altra autobomba esplode nei pressi del Lido Seafood Restaurant e anche lì nel locale devastato fanno irruzione diversi terroristi.

Lo stringer di Africa ExPress si trovava anche lui nella strada dove sono esplose le automobili: “Ho visto gente che fuggiva da tutte le parti – racconta –. A mezzanotte (ora locale n.d.r) le due battaglie erano ancora in corso. Purtroppo non si conosce il numero delle vittime innocenti. Probabilmente sono tutti giovani.“

Mogadiscio è devastata dalla guerra civile. Non esiste una rete elettrica. La luce è garantita dai generatori privati: “Tutti hanno spento i motori e la città è piombata nel buio più totale – raccontava poco prima dell’1 am Yussuf, lo stringer – si sentono bene però il gracidare dei mitra e i lampi delle granate. I soldati hanno circondato i due locali e sembra vogliano dare l’assalto finale”.

Un poliziotto sula spiaggia del Lido di Mogadiscio. Questa foto è stata scattata il 19 ottobre 2012. Ora la spiaggia è ancora più affollata (REUTERS/Feisal Omar)

Le teste di cuoio somale sono state addestrate da miliari italiani e americani. E’ un corpo che ha frequentato un training speciale proprio per agire in situazioni come queste. E’ certo che interverrà ma non si sa quanto. E’ prevedibile prima delle luci dell’alba. Nessuno finora ha rivendicato l’attacco ma le dita sono puntate sugli shebab.

In un twitt ieri sera il primo ministro somalo, Omar Abdirashid Ali Sharmarke, ha condannato come barbarico l’attacco degli shebab: “I unreservedly condemn the barbaric attack @ Liido. My thoughts and prayers are with the victims”.

Massimo A. Alberizzi
massimo.alberizzi@gmail.com
twitter @malberizzi

maxalb

Corrispondente dall'Africa, dove ho visitato quasi tutti i Paesi

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