Speciale per Africa ExPress
Cornelia I. Toelgyes
Quartu Sant’Elena, 12 agosto 2015
Un’esplosione scuote all’ora di pranzo il mercato di Sabon Gari, un tranquillo villaggio nel sud del Borno State, nel nord-est della Nigeria. Cinquantadue morti, molti feriti, alcuni anche gravi.
Dai primi rilevamenti eseguiti pare che una bomba sia stata piazzata proprio al centro del mercato, causando una strage che porta l’indubbia impronta dei sanguinari Boko Haram, anche se finora l’attacco non è stato rivendicato.
Il neo presidente della Nigeria, Muhammadu Buhari, insediatosi il 29 maggio scorso, aveva improntato gran parte della sua campagna elettorale sulla lotta contro i terroristi jihadisti, finora non ha potuto rivendicare grandi successi. Anzi da fine maggio a oggi sono state uccise quasi ottocento persone da militanti del gruppo e i loro attacchi si susseguono quasi quotidianamente.
Non è facile governare il gigante dell’Africa, nemmeno se il presidente è un ex-generale golpista. La corruzione endemica è la fonte dei mali di questo Paese, che conta il maggior numero di miliardari africani, ma dove buona parte della popolazione vive al di sotto della soglia della povertà.
Secondo uno studio della rivista economica nigeriana Ven
Della crescita economica africana degli ultimi anni ha tratto vantaggio un élite ristretta di uomini d’affari e politici. Ovviamente non hanno nessun interesse a investire nel proprio Paese, nel loro continente, così flagellato da guerre, disordini interni e terrorismo. I poveri aumentano, i ricchi diventano sempre più ricchi. Dove non c’è giustizia sociale, è difficile che regni la pace, anzi situazioni collettive come queste sono terreno fertile per i Boko Haram.
Cornelia I. Toelgyes
corneliacit@hotmail.it
@cotoelgyes
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