Guinea Equatoriale: Libero Roberto Berardi è in volo verso l’Italia

Speciale per Africa Express
Andrea Spinelli Barrile
Roma, 13 luglio 2015

Roberto Berardi è libero. La notizia della liberazione, tenuta inizialmente sotto stretto riserbo per la delicatezza del caso umanitario internazionale del nostro connazionale, è stata confermata ad Africa Express direttamente dalla Guinea Equatoriale.Roberto Berardi si trova in questo momento in viaggio verso l’Italia, Roma, dove atterrerà domani presumibilmente nel primo pomeriggio.

L’imprenditore pontino è stato scarcerato giovedì 9 luglio 2015 in serata: ad attenderlo fuori dal carcere il vice-console italiano in Cameroun Roberto Semprini e il console onorario italiano a Bata Massimo Spano (nella foto con Berardi), oltre che una troupe televisiva di TVGE, che ha riportato la notizia sul canale di Stato del piccolo paese africano.

Affidato al console Spano, Berardi ha trascorso la prima notte completamente insonne, inebriato dall’aria di libertà: “Ho passato tutta la notte a guardare le stelle in cielo, che bello! – ha raccontato lo stesso Berardi, raggiunto al telefono, dopo la prima notte da uomo libero. Nel servizio televisivo, mandato in onda venerdì in Guinea Equatoriale, il giornalista spiega che “si è compiuta la pena detentiva ma resta pendente la responsabilità civile” a carico del connazionale, che da sentenza avrebbe dovuto risarcire lo Stato. Grazie al lavoro della nostra diplomazia sul posto, che (va scritto) nell’ultima settimana ha svolto un lavoro di mediazione efficace e molto faticoso, anche fisicamente, la questione della responsabilità civile si è risolta solo lunedì 13 mattina, dopo un lungo e logorante fine settimana di ansie intense.

Ansie derivanti principalmente dal difficile dialogo con gli equatoguineani, che sul finire della pena di Berardi si sarebbero “mostrati collaborativi, come ha potuto constatare Africa ExPress: forse le immagini dell’ex detenuto, trasmesse venerdì dalla Tv di Stato (di proprietà dell’ex-socio di Berardi, Teodorin Nguema), hanno persuaso gli equatoguineani a non voler infierire oltre su Roberto Berardi, che appare la metà dell’uomo che il 19 gennaio 2013 è stato arrestato con l’inganno.

Condannato a 2 anni e 4 mesi per appropriazione indebita, scontati quasi 2 anni e 6 mesi per quel presunto crimine, su Berardi pendeva una responsabilità civile da capogiro: 1,4 milioni di euro (un miliardo di CFA) da restituire allo Stato. Denari che, dopo lo smantellamento di fatto della società Eloba Construction avvenuto mentre Berardi era in carcere, non solo sono stati sottratti a Berardi ma che qualcuno avrebbe voluto rappresentassero il riscatto per il suo corpo martoriato, il vero nulla osta verso l’Italia.

Fortunatamente “inaspettate aperture”, forse una buona sorte improvvisa che segue a due anni e mezzo di orrore umanitario e giudiziario, hanno permesso una buona chiusura di questa vicenda. Nei giorni trascorsi tra il carcere e il volo aereo, tre lunghissimi e tesissimi giorni, l’imprenditore non ha potuto assaporare pienamente il gusto della libertà: fortemente provato dalla durissima esperienza carceraria andata ben oltre l’umana sopportazione, conscio dei rischi e dei pericoli che si annidano ovunque in Africa, soprattutto in un Paese come la Guinea Equatoriale, dove dal 2008 sono ben due gli italiani morti in “circostanze misteriose”, Igor Celotti nel 2008 e Alessandro Corbara (amico di Berardi) nel 2014.

In questo clima di incertezza sul suo destino di cittadino del mondo e di altissimo rischio per la sua incolumità, il fine settimana è stato caratterizzato da fortissime ansie, che dimostrano come il carcere abbia lasciato tracce forse indelebili nella psiche di Berardi.

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Di certo c’è che questa brutta esperienza di vita, d’amore, di morte e resurrezione Berardi l’ha vissuta intensamente sulla propria pelle: l’uomo ritratto nelle immagini che vi proponiamo è stato così ridotto dalle carceri di un Paese che si dichiara fortemente cattolico, che siede nei consessi internazionali più importanti e che fa affari con le multinazionali più grandi del mondo (come la Exxon Mobil ad esempio).

Il corpo di Berardi è la lotta di Berardi, sul suo corpo è scritta la verità delle torture che ha dovuto subire e delle tragedie che ha dovuto osservare impotente: detenuti torturati, picchiati, seviziati e persino uccisi, un inferno nel quale Berardi si è ritrovato suo malgrado e dal quale ha avuto la forza e la determinazione di tirarsi fuori.

Il corpo di Berardi è semplicemente un atto d’accusa di ciò che succede in Guinea Equatoriale, di ciò che i cittadini della Guinea Equatoriale subiscono tutti i giorni dal 1979, da quando Teodoro Obiang conquistò il potere uccidendo barbaramente lo zio Macias. Un destino comune a molti, anche all’avvocato di Roberto Berardi, che in passato ha vissuto anch’egli la galera della Guinea Equatoriale e per questo ha deciso di dedicare la propria vita al diritto, quello della legge e quello della vita: Ponciano Mbomio Nvò in tutta questa vicenda è stato l’unico capace di scardinare, codici alla mano, la violenza giudiziaria su Roberto Berardi.

E poi ci sono le Organizazioni Non Governative, come Amnesty International (che ha descritto il caso di Berardi nel suo ultimo rapporto annuale) e Human Rights Watch, Open Society Foundation,  EG Justice, Nessuno Tocchi Caino e la Croce Rossa Internazionale, sempre attente alle condizioni dei diritti umani dei cittadini e dei detenuti della Guinea Equatoriale.

Ma sopratutto c’è Roberto Berardi, capace di entrare all’inferno e di uscirne da solo, fieramente e a testa alta.

Andrea Spinelli Barrile
spinellibarrile@gmail.com
Skype: djthorandre
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@spinellibarrile

maxalb

Corrispondente dall'Africa, dove ho visitato quasi tutti i Paesi

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