Pronto il trattato di pace in Mali, ma i tuareg non lo firmano

Speciale per Africa ExPress
Cornelia I. Toelgyes
Quartu Sant’Elena, 4 marzo 2015

La pace stenta a decollare in Mali. Domenica scorsa è stato presentato ad Algeri il documento che avrebbe dovuto sancire la fine delle ostilità e la riconciliazione tra i tuareg e le diverse popolazioni arabe del nord (e le diverse fazioni che li rappresentano) e il governo centrale. Avrebbe dovuto essere firmato all’unanimità, almeno nelle intenzioni del ministro degli esteri algerino Ramtane Lamamra, ma non è andata così. I gruppi ribelli hanno sostenuto che il documento non concedeva loro l’autonomia richiesta e così si sono rifiutati di sottoscriverlo.

Ad Algeri c’erano tutti: l’Algeria, capofila dei mediatori, rappresentanti dell’ECOWAS, la Comunità Economica dell’Africa occidentale, dell’Unione Africana, delle Nazioni Unite, dell’Unione europea, dell’Organizzazione della Cooperazione Islamica (OIC), del Burkina Faso, della Mauritania, del Niger e del Ciad.  Presenti anche il governo maliano e i vari gruppi armati e politici: il Movimento Arabo dell’Azawad (MAA), Coordinamento per il Popolo dell’Azawad (CPA), la Coalizione dei Movimenti e Fronti per la Resistenza Patriottica (CM-FPR), Movimento Nazionale per la liberazione dell’Azawad (MNLA), Alto Consiglio per l’unità dell’Azawad (HCUA) e il Movimento Arabo per l’Azawad (dissidenti). L’Azawad è quella regione Sahariana nel Nord del Mali che i tuareg rivendicano come loro patria.

Ramtane Lamamra, ha sottolineato durante il suo discorso d’apertura alla cerimonia di domenica: “Questa è una giornata storica, frutto di lunghe trattative, iniziate nel luglio 2014. Il documento che sarà firmato oggi, apre prospettive di un futuro migliore per tutti maliani. E’ un importante passo verso la pace e la riconciliazione”. Peccato che il ministro algerino si sia scordato di specificare che Bilal Ag-Acherif, rappresentante dell’MNLA,  e altri leader dei gruppi e delle popolazioni, soprattutto tuareg, che lo abitanodell’Azawad si siano rifiutati, per ora , di apporre la propria firma allo storico documento. Dalla vigilia Ag-Acherif aveva chiesto “un ritardo ragionevole”.

La richiesta era stata fatta con la massima gentilezza, ed è stata provocata, probabilmente, dalle pressioni esercitate da chi è contrario alla sigla del trattato di pace. Purtroppo il testo del  documento non menziona alcuna prospettiva di autonomia per il nord del Mali, tanto meno di un eventuale rapporto federale con i territori settentrionali.

Il “documento di Algeri” propone più poteri per il nord, ma sempre nell’ambito di uno stato unitario, una forza di sicurezza regionale e uno speciale piano di sviluppo, ma lascia ancora aperta la questione dell’identità politica dell’Azawad e delle popolazioni tuareg che lo abitano.

Mohamed Ould Mauoloud Ramadan, rappresentante di uno dei gruppi ribelli ha spiegato: “Non possiamo firmare oggi, abbiamo ancora alcune riserve: vogliamo uno statuto speciale per l’Azawad”.
Il governo maliano e i mediatori internazionali auspicano che il documento possa essere siglato definitivamente entro la fine di questo mese, ma le prospettive non sono rosee. Infatti mentre era in corso la cerimonia in Algeria, centinaia di persone hanno protestato a Kidal, nel nord del Mali, forse la città più importante dell’Azawad, contro il trattato di pace, definendolo  “la pagliacciata di Algeri”

Cornelia I. Toelgyes
corneliacit@hotmail.it
@cotoelgyes
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Nella foto in alto  Ramtane Lamamra firma il trattato

 

maxalb

Corrispondente dall'Africa, dove ho visitato quasi tutti i Paesi

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