Ebola all’attacco anche in America: primo infetto a Dallas

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Cornelia I. Toelgyes
Quartu Sant’Elena, 1° Ottobre 2014

Ieri è stato diagnosticato
il primo caso di ebola negli Stati Uniti.  Il paziente, di cui per motivi di privacy non si conosce l’identità, è ricoverato al Health Presbyterian Hospital a Dallas, nel Texas. Edward Goodman, medico dell’istituto, ha confermato : “E’ ammalato di ebola e si i trova nel reparto di isolamento”.

Thomas Frieden,  direttore di Center of Deases Control and Prevention (CDC) durante una conferenza stampa tenutasi nella tarda serata di ieri ha comunicato che il paziente è arrivato dalla Liberia il 19 settembre. I primi sintomi sono apparsi il 24. Il 26 si è rivolto ai medici e il 28 è stato ricoverato. Ho ragione di credere – ha aggiunto – che non sarà né il primo né l’ultimo caso nel nostro Paese”. Poi ha sottolineato: “Il paziente è entrato in contatto con poche persone dopo l’apparizione dei sintomi; un team del CDC sta raggiungendo Dallas per poterle individuare ed identificare quanto prima.

Da luglio di quest’anno altre dodici persone sono state sottoposte al test contro l’ebola negli USA; tutte sono risultate negative.

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A tutt’oggi quattro operatori sanitari americani sono ricoverati in reparti speciali di isolamento in ospedali di Atlanta e del Nebraska. Si tratta di volontari che hanno prestato la loro opera in uno dei tre Paesi maggiormente colpiti dall’ebola. Un quinto cittadino statunitense, un medico, si trova attualmente sotto osservazione in un reparto simile all’Istituto nazionale per la salute pubblica.

Mentre gli occhi del mondo sono puntati sul paziente ricoverato a Dallas, in Africa si continua a morire. Nuovi casi di ebola sono stati registrati nei tre Paesi maggiormente colpiti: Guinea, Sierra Leone e Liberia. Secondo l’ultimo bollettino, rilasciato dall’Organizzazione mondiale della sanità (OMS) il 26 settembre 2014,  la situazione è la seguente:

Le persone affette dal temibile virus sono ben 6553, i deceduti sono 3083, così suddivisi: Guinea, 648; Sierra Leone, 605; Liberia, 1830.

In Senegal e in Nigeria, invece, sembra che il virus sia sotto controllo. Dall’inizio di settembre nei due Paesi non si sono registrati nuovi casi. Nell’ex colonia francese l’unico ammalato è sopravvissuto.

Secondo gli ultimi studi effettuati, entro i primi di novembre, se non si riesce a circoscrivere e tenere sotto controllo la peggiore epidemia del secolo, potrebbero ammalarsi di ebola almeno 20 mila persone. La situazione è gravissima specialmente in Liberia mancano i posti letto in strutture specializzate anche per la mancanza di personale sanitario. Finora 375 operatori sanitari nei tre Paesi maggiormente colpiti si sono ammalati, 211 sono morti.

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Per arginare il contagio e tenere sotto controllo il terribile, invisibile killer, l’ONU ha istituito una settimana fa una speciale missione, United Nations Mission for Ebola Emergency Response (UNMEER), con sede ad Accra, in Ghana. fortemente voluta dal suo segretario generale Ban Ki-moon. E’ la prima volta nella storia che le Nazioni Unite intervengono con una missione d’emergenza per la salute pubblica.

Il capo di UNMEER, rappresentante speciale del segretario generale, Anthony Banbury,  è giunto ad Accra martedì per assicurare effettive e coerenti azioni necessarie per fermare la diffusione, curare coloro che sono stati contagiati, assicurare i servizi essenziali, preservare la stabilità nei tre Paesi maggiormente colpiti.

Un portavoce dell’Onu, Stéphane Dujarric ha sottolineato: “Nei prossimi giorni Banbury si recherà in Sierra Leone, Guinea e Liberia per aprire ufficialmente le sedi locali di UNMEER.

Cornelia I. Toelgyes
corneliacit@hotmail.it
twitter @cotoelgyes

maxalb

Corrispondente dall'Africa, dove ho visitato quasi tutti i Paesi

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