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“Sostiene gli shebab”: chiusa una radio a Mogadiscio, il direttore arrestato e picchiato

Massimo A. Alberizzi
21 agosto 2014
Diplomazia al lavoro in Somalia per ottenere la liberazione del direttore di due stazioni radio tra le più prestigiose del Paese, radio Shebelle e Sky FM, arrestato e torturato perché accusato di far parte degli shebab. Purtroppo accade sempre più spesso che i governi siano insofferenti alle critiche e accusino la stampa di boicottaggio quando non è completamente allineata. Così accade anche in Somalia.

Qualche giorno fa la polizia ha fatto irruzione negli studi di Radio Shabelle  e Abdimalik Yusuf Mohamud, il proprietario e gestore, è stato arrestato assieme a 19 giornalisti, tra cui Mahamud Mohamed Dahir (detto Arab) il direttore di Sky FM.

Secondo il sito web di Shabelle, Abdimalik è stato torturato mentre aveva le mani legate dietro la schiena. I suoi aguzzini volevano che ammettesse la sua connivenza con gli integralisti islamici. In realtà, se si leggono i reportage e le notizie pubblicate dal sito web della radio, non traspare nessuna simpatia per gli shebab. Certo le critiche non risparmiano il governo.

“Agenti segreti – si legge in una testimonianza di qualcuno che ha assistito alle torture, riportata su un articolo pubblicato dal sito di radio Shabelle – gli hanno tirato calci ai testicoli, sottoposto a scariche elettriche e calpestato per fargli confessare di aver cospirato contro il governo”.

Altri testimoni che hanno visto Abdimalik durante un breve processo al tribunale di Mogadiscio hanno raccontato che il direttore dell’emittente ha il braccio destro paralizzato e tre costole rotte per le percosse subite durante l’interrogatorio.

”E’ un trattamento inumano – hanno fatto sapere dalla radio – . Il direttore, assieme di due giornalisti ancora in carcere, deve essere immediatamente e incondizionatamente rilasciato. Chiediamo ai Paesi alleati della Somalia di intervenire diplomaticamente perché oltre a essere rimesso in libertà gli vengano assicurate le cure mediche necessarie”.

Oltre a quella somala, Abdimalik Yussuf ha anche la nazionalità britannica. La famiglia ha quindi chiesto all’ambasciatore di Londra a Mogadiscio di intervenire e garantire al giornalista la copertura consolare.

Nell’ottobre scorso la polizia aveva già fatto irruzione negli studi di Radio Shabelle, aveva sequestrato le attrezzature e costretto l’emittente a chiudere. Abdimalik in un’intervista aveva accusato il governo di non sopportare le inchieste sulla corruzione di ministri, funzionari e militari. Era questo, secondo il direttore il vero motivo della chiusura della radio: “Diamo fastidio e per questo ci vogliono tappare la bocca”, aveva detto Abdimalik.

Secondo il procuratore generale, Ahmed Ali Dahir, invece Radio Shabelle e Sky FM ha incitato alla disobbedienza durante un rastrellamento dei soldati governativi alla ricerca di armi. In un comunicato ricevuto anche da Africa ExPress, il giudice supremo della Somalia nega percosse e torture e afferma con sicurezza: “Le stazioni stavano trasmettendo dal vivo e incitando la gente in maniera illegale e facendo leva sulle rivalità claniche a opporsi al rastrellamento. Gli speaker incitavano a attaccare le forze di sicurezza e a prendere le armi contro di esse. Il risultato è stato che in alcune zone della città gang sono scese in strada con l’intenzione di uccidere cittadini innocenti”.

L’accusa è stata respinta con forza. Mentre il governo ha annunciato che le due stazioni radio sono state chiuse a tempo indefinito. Per la riapertura e il rilascio immediato di Abdimalik e dei due reporter ancora in carcere si sono schierate Reporter senza Frontiere e la Federazione Internazionale dei Giornalisti (IFJ) . 

Massimo A. Alberizzi
massimo.alberizzi@gmail.com
twitter @malberizzi

maxalb

Corrispondente dall'Africa, dove ho visitato quasi tutti i Paesi

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