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Cornelia I. Toelgyes
4 luglio 2014
“Entro il mese di agosto i bianchi devono cedere le loro terre ai neri”. Queste parole sono state pronunciate dal novantenne presidente dello Zimbabwe Robert Mugabe durante un raduno con i suoi seguaci. L’unione degli agricoltori bianchi ha espresso il suo rammarico per queste nuove tensioni razziali. Tensioni inutili, visto che in tutto il Paese sono rimasti al massimo tra cento e centocinquanta agricoltori bianchi.
Anche Stanley Kwenda, analista della BBC per lo Zimbabwe, è rimasto sorpreso dalle esternazioni di Mugabe, visto e considerato che la riforma agraria doveva ritenersi terminata ben due anni fa.
Iniziata ufficialmente nel 1979, aveva previsto un passaggio graduale delle terre in mano ai bianchi, agli africani, in maniera molto soft: proprietari di terre ben disposti a vendere, compratori pronti ad acquistare. Per queste transizioni il governo della Gran Bretagna aveva messo a disposizione la somma di quarantaquattro milioni di sterline dal 1980 al 2000. Più tardi Londra ne aveva aggiunti altri quarantasette milioni per la riforma agraria e una somma forfettaria di cento milioni di sterline da usare per lo stesso scopo.
Negli anni Novanta furono acquisiti un po’ meno di un milione di ettari di terreno e poco meno di ventimila famiglie ne poterono usufruire, anche se non tutta quella terra era terreno coltivabile, cosa che si scoprì più tardi.
“Il paniere dell’Africa meridionale”, così era soprannominato lo Zimbabwe fino a qualche anno fa. Oggi a fatica produce il suo fabbisogno interno. Il quarantacinque percento della popolazione è malnutrita.
Mugabe durante il suo discorso nel quale ha annunciato le ultime riforme, ha anche aggiunto: “Non siate troppo gentili con i bianchi. Le terre sono vostre. Se vogliono rimanere, devono investire nell’industria”.
Gli ha risposto Hendricks Olivier, direttore dell’Unione agricoltori commerciali: “Certo, le esternazioni del presidente hanno creato ansia tra i coltivatori bianchi, ma – aveva aggiunto – noi vogliamo collaborare con il governo. Vedremo cosa succederà”.
Cornelia I. Toelgyes
corneliacit@hotmail.it
twitter: @cotoelgyes
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