Il presidente nigeriano Goodluck Jonathan licenzia 9 ministri (ma non i più corrotti)

DAL NOSTRO INVIATO SPECIALE

NAIROBI – E’ cominciata la battaglia per l’elezione del nuovo presidente in Nigeria. Il presidente Goodluck Ebele Azikiwe Jonathan ha licenziato nove ministri, mentre il suo partito, diviso e lacerato da lotte intestine, sta collassando. Due settimane fa, sette tra i più influenti governatori dei Paese, assieme al potentissimo ex vicepresidente Atiku Abubakar, hanno formato un gruppo uscito dal partito del presidente, il PDP (People’s Democratic Party). Gli scissionisti sono in polemica perché i loro alleati sono stati estromessi dalle elezioni interne del partito. Probabilmente si tratta di grandi manovre in preparazione delle elezioni presidenziali del 2015.

Il PDP ha vinto tutte le elezioni dalla fine del regime militare nel 1999. Il leader del partito quindi si presenta favorito alla competizione elettorale per diventare il presidente della Nigeria. La campagna elettorale è già cominciata, con i sostenitori di Goodluck Jonathan che già invitano a votarlo per garantirgli un secondo mandato. Per altro il presidente uscente non ha ancora sciolto la riserva e non ha rivelato se intende candidarsi. Noi di Africa ExPress non abbiamo però dubbi.

Tra i ministri sollevati dal loro incarico quello dell’Istruzione, Ruqqayatu Rufai, che aveva difeso i governatori ribelli, e quello degli Esteri, Olugbenga Ashiru, riferisce il sito solitamente ben informato Sahara Reporters. Gli altri, sostiene sempre la stessa fonte, sono: il ministro della Pianificazione nazionale, Shamsudeen Usman, del Territorio e Sviluppo Urbano, Amal Pepple, dell’Ambiente, Hadiza Mailafia, della Scienza e Tecnologia, Ita Ewa, della Difesa, Olusola Obada, della Energia Elettrica , Zainab Kuchi, e dell’agricoltura, Tijani Bukar .

La notizia dei licenziamenti di massa è stata rivelata in un modo un po’ insolito. E’ stato uno dei ministri defenestrati, quello dell’Ambiente Hadjia Hadiza Mailafia, a darla ai cronisti durante un incontro con i giornalisti a State House. “Piuttosto curioso che uno dei ministri licenziati sia stato incaricato per annunciare le destituzioni”, ha sottolineato uno di loro.

Da alcune settimane si parlava dell’intenzione di Goodluck Jonathan di licenziare alcuni ministri. Ma si pensava fino a oggi che ad essere presi di mira potessero essere gli elementi più corrotti del suo governo. Insomma che il presidente potesse mandare un segnale positivo. In particolare gli occhi erano puntati sul ministro del petrolio, Diezani Alison – Madueke, che, assieme a quello dell’Aviazione, Stella Oduah, e del ministro della Giustizia, Adoke Bello, accusato di aver affossato qualunque iniziativa volta a moralizzare le attività politiche, ha la peggiore reputazione per corruzione e incompetenza

La decisione del presidente di mantenerli al proprio posto convalida il sospetto che le pratiche di corruzione del ministro del Petrolio e i suoi loschi affari abbiano la benedizione di Goodluck Jonathan, che quindi ora appare come il beneficiario primario della sua corruzione.

Jonathan è diventato presidente nel 2010, quando il suo predecessore, Umaru Musa Yar’Adua, è morto mentre era in carica. Lui, che era il suo vice, secondo quanto previsto dalla Costituzione, ne ha preso il posto. Nato nel sud della Nigeria è cristiano ha già fatto un mandato e mezzo e quindi i nordisti musulmani del suo partito rivendicano ora la candidatura alla presidenza.

Già alle scorse elezioni per ottenere la candidatura del PDP alla presidenza Jonathan ha dovuto vedersela con Atiku Abubakar, l’uomo che appunto ha guidato l’attuale secessione nel partito.atiku abubakar

Atiku Abubakar, ex vicedirettore generale del servizio doganale nigeriano divenuto poi vice-presidente e uno degli uomini più ricchi e potenti del Paese. Atiku ha un socio d’affari italiano, Gabriele Volpi. Entrambi sono indagati da una commissione di inchiesta del Senato americano che ha accertato ingenti pagamenti provenienti da tangenti pagate alla coppia dalle società petrolifere.

Volpi e Atiku a Port Harcourt, la capitale petrolifera della Nigeria, è proprietario di una società, la INTELS (Itegrated Logistic Systems), che gestisce un immenso “rifugio per espatriati” http://www.intelservices.com/ cioè una cittadella cintata e blindata con villette, campi da tennis piscine, ristoranti, ma soprattutto guardie di sicurezza che sorvegliano dappertutto contro ladri, rapinatori e sequestratori, gente che nella ricca area del Delta del Niger abbonda. Lì vivono, praticamente tutti, gli stranieri che lavorano nell’industria del petrolio.

Ma non solo. Con interessi diversificati nel business del petrolio la INTELS (che ha praticamente il monopolio della logistica e un giro d’affari che si aggira sul 1,5 miliardi di dollari) ha fatto di Gabriele Volpi uno degli uomini più ricchi del mondo, definito dal settimanale economico Il Mondo, il “Roman Abramovic italiano”.

Come l’oligarca russo, Volpi (che è anche cittadino nigeriano) possiede una squadra di calcio (il La Spezia) ed è proprietario della Pro Recco, storico team di pallanuoto. Ultimamente, come ha scritto Il Sole 24 ore, ha affidato una parte del suo del suo patrimonio a un trust di diritto britannico proprietario di “Santa Benessere & Social”, società che ha tra i suoi progetti lo sviluppo del porto turistico di Santa Margherita Ligure.

A Port Harcourt abbonda un complicato arcipelago nigeriano in cui coabitano uomini d’affari occidentali in smoking, politici corrotti, militari senza scrupoli, banditi da strada, sgozzatori di professione e, naturalmente, 007.

Atiku Abubakar ha solide amicizie in Italia. Tre mesi dopo la sua rielezione come vicepresidente della Nigeria, siamo nell’agosto del 2003, viene in visita in Sicilia, ospite di Domenico Gitto, che fonti giornalistiche sostengono sia un affiliato al clan Provenzano, proprietario della Gitto Costruzioni Generali Nigeria Ltd. Lo accompagnano la moglie Jennifer Douglas Abubakar, due dei suoi fedelissimi, Boni Haruna, allora governatore dell’Adamawa State (quello natale di Atiku) in Nigeria, e Musa Adade, un ex senatore. Ma nel gruppo ci sono anche i due soci italiani, Gabriele Volpi, proprietario dell’INTELS e Gian Angelo Perrucci, allora capo dell’INTELS. Poche settimane dopo la Gitti costruzioni ottenne dal governo della Nigeria commesse per 100 miliardi di naira, poco meno di 500 milioni di euro.

Nel dicembre scorso un rimorchiatore l’Asso 21 con a bordo tre italiani, noleggiato dalla Intel, venne sequestrato al largo delle coste nigeriane. Per il suo rilascio e la liberazione dell’equipaggio fu pagato un riscatto di un milione e mezzo di euro.

I rapporti di Atiku con la mafia siciliana hanno richiamato l’attenzione degli investigatori del Congresso Americano, da cui il potente politico/businessman nigeriano è accusato di riciclaggio di denaro sporco.

In un rapporto del Senato USA si legge che tra il 2000 e il 2008 la signora Jannifer Douglas Abubakar aiutò il marito a trasferire negli stati Uniti 40 milioni di dollari, compresi 1,7 milioni provenienti da una tangente proveniente dalla società tedesca Siemens AG e 38 milioni da alcune società offshore meno conosciute, la LetsGo Ltd. Inc., la Guernsey Trust Company Nigeria Ltd., a la Sima Holding Ltd.”

Massimo A. Alberizzi
twitter @malberizzi
massimo.alberizzi@gmail.com

 Nelle foto: in alto il presidente Goodluck Jonathan, in basso Atiku Abubakar

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Corrispondente dall'Africa, dove ho visitato quasi tutti i Paesi