Africa ExPress
2 maggio 2013
Quasi 260 mila somali sono morti di fame durante la crisi umanitaria che ha sconvolto l’ex colonia italiana dall’ottobre 2010 all’aprile 2012. La metà delle vittime, 133 mila, erano bambini sotto l’età dei 5 anni. Le cifre sono così alte – rivela un rapporto delle Nazioni Unite – perché la comunità internazionale ha tardato a intervenire.
Il documento, pubblicato dall’ONU e dall’organizzazione americana Famine Early Warning Systems Network (Fews Net), è stato commentato dalla FAO secondo cui occorre fare in modo che gli aiuti umanitari nelle zone di crisi arrivino molto più velocemente.
La carestia, causata dalla guerra tra fazioni, ha provocato una tragedia, più grave ancora di quella del 1992, quando morirono di stanti, secondo e ricerche dell’epoca, oltre 220 mila persone.
Nel luglio 2011 le Nazioni Unite dichiararono lo stato di calamità nelle regioni del Bakool e del Basso Shabele, controllate a quel tempo dal gruppo Al Shebab, la filiale di Al Qaeda in Somalia. La carestia investì poche settimane dopo il Medio Shebele, Afgoi e i campi di sfollati dentro la capitale Mogadiscio.
Manifestando un cinismo piuttosto disumano, gli shebab hanno sempre negato che ci fosse crisi alimentare nelle loro zone e vietato alle agenzie di aiuto occidentali l’accesso nelle aree sotto il loro controllo.
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