Intrigo internazionale dietro il rapimento dei marittimi italiani liberati ieri in Nigeria

Massimo A. Alberizzi
10 gennaio 2013

Sono stati liberati intorno a mezzanotte tra lunedì e ieri i tre italiani sequestrati al largo delle coste nigeriane il 23 dicembre mentre si trovavano a bordo del rimorchiatore Asso 21.

Il comandante Emiliano Astarita, 37 anni, di Piano di Sorrento, il primo ufficiale, Salvatore Mastellone, 39 anni, di Sant agnello in zona sorrentina, il secondo ufficiale motorista, Giuseppe d’Alessio, 32 anni, di Pompei, e il loro collega ucraino, Anatoly Alexelev, 35 anni, sono stati tenuti prigionieri da una banda di criminali comuni contrariata dal fatto di non aver potuto godere del “Bonus Natalizio” una sorta di pizzo che viene pagato ai ras locali perché tengano a bada le gang che spadroneggiano nel ricco delta del Niger.

I quattro ostaggi sono stati liberati a Nembe, su un ramo del Niger, crocevia di altri canali che portano a centri petroliferi importanti: Obi Obi, Brass, Forcados. Per la liberazione è stato pagato un riscatto che, secondo informazioni non confermate, ma provenienti da fonti solitamente ben informate, si aggira sui 300 milioni di naira (la moneta locale, cioè poco meno di un milione e mezzo di euro). Le fonti ufficiali italiane invece assicurano che non è stato pagato nessun riscatto.

Il rimorchiatore d’altura Asso 21 appartiene alla compagnia Augusta off shore, società napoletana specializzata nel servizio di assistenza alle aziende petrolifere o ad altre imprese del settore. Nel caso specifico era stato noleggiato dalla Intels (Integrated Logistics Services Inc.), una ditta di proprietà di Atiku Abubakar, ex vicepresidente della Nigeria dal 1999 al 2007, e di Gabriele Volpi, imprenditore italiano che ha fatto la sua fortuna nell’ex colonia britannica e ora nel nostro Paese possiede una squadra di calcio, il La Spezia, la gloriosa Pro Recco, di pallanuoto, ed è coinvolto in un grande progetto turistico a Santa Margherita Ligure.

Detestato da Renzo Piano e Giulia Maria Crespi che l’hanno definito, secondo il settimanale Il Mondo, “lo stupratore delle coste liguri”. I soldi del riscatto per la liberazione dei marittimi dell’Asso 21 sono venuti proprio dall’INTELS, dove il rimorchiatore era ormeggiato fino a ieri sera.

Atiku Abubakar e Gabriele Volpi si sono fatti parecchi nemici in Nigeria. Il primo quand’era vicepresidente era stato bacchettato perfino dal suo capo di allora, Olusegun Obasanjo, che l’aveva accusato di distrazione di fondi e di essersi costruito una fortuna quand’era vice capo delle dogane, una posizione di tutto rilievo in un Paese corrotto fino al midollo.

Il rimorchiatore Asso 21

Il secondo, assieme al suo socio è stato oggetto di un’investigazione del Senato americano sul riciclaggio di denaro sporco. Secondo la relazione finale Volpi e la sua famiglia avrebbero trasferito almeno 45,1 milioni di dollari, provenienti da affari illeciti e da corruzione, in tre conti americani, uno dei quali appartiene alla moglie di Atiku, Jennifer Douglas, cittadina USA.

Nell’agosto 2003 Atiku Abubakar, da appena tre mesi rieletto vicepresidente della Nigeria, è venuto in Sicilia in visita non ufficiale. Ospite di Domenico Gitto, proprietario della Gitto Costruzioni Generali Nigeria Ltd e sospettato – anche da varie relazioni dei nostri servizi – di essere “ufficiale di collegamento” con il clan di Bernardo Provenzano. Abubakar era accompagnato in quel viaggio dalla moglie Jennifer, da due dei suoi alleati nello scenario politico nigeriano (il governatore di uno stato e un ex senatore) e da Gabriele Volpi e Angelo Perrucci, allora capo dell’INTELS.

La visita in Sicilia fece la fortuna di Gitto che in poco tempo ottenne ordini da varie agenzie governative per oltre 100 miliardi di Naira (500 milioni di euro). Tra i proprietari dell’INTELS e costruttori siciliani però non andò tutto nel verso giusto, questi ultimi perdettero alcune commesse e  Domenico Gitto, l’estate scorsa, morì di infarto (qualcuno sospetta che non sia stato propriamente un colpo apoplettico). Il denaro che aveva lasciato in Africa, diversi milioni di euro, infatti è sparito.

In questo scenario si è consumato il rapimento degli italiani che per fortuna si è risolto in fretta.

Massimo A. Alberizzi
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Corrispondente dall'Africa, dove ho visitato quasi tutti i Paesi