Published On: Thu, Mar 2nd, 2017

Congo-Brazzaville: il pugno duro del regime colpisce dissidenti e oppositori

Africa ExPress
Brazzaville, 1° marzo 2017

L’Osservatorio congolese per i diritti umani (OCDH) ha pubblicato ieri il suo rapporto del 2016 sulla situazione in Congo-Brazzaville. Arresti extragiudiziali, sparizioni forzate, torture sono in forte aumento nella ex colonia francese, governata con pugno ferreo da Denis Sassou Nguesso dal 1997. In precedenza Sassou Nguesso aveva occupato la stessa poltrona dal 1979 al 1992 come colonello, era a capo del partito unico di ispirazione marxista-leninista. Dopo la caduta dell’Unione Sovietica, il Paese si è spostato verso un sistema multipartitico e Sassou Nguesso ha perso il potere nel 1992 da Pascal Lissouba, eletto da una consultazione libera. Nel 1997 la vecchia volpe dopo aver scatenato una guerra civile e aver caco ciao col suo rivale riesce a farsi rieleggere, truccando il voto. Da allora comanda indisturbato.

Le violazioni dei diritti umani nel Paese sono all’ordine del giorno, spiega l’OCDH nel suo rapporto, dal quale si evince che la politica del governo è orientata verso il totale disprezzo dei diritti fondamentali e il totale annientamento degli equilibri dei poteri. Questa situazione perdura da tempo e a tutt’oggi non si intravvede alcun spiraglio di miglioramento.

Denis Sassou Nguesso, Presidente del Congo-B

Denis Sassou Nguesso, Presidente del Congo-B

Lo stato attuale è caratterizzato da un’evidente crescita dei reati di tortura, confisca delle libertà fondamentali, assassini, sparizioni forzate, strumentalizzazione delle giustizia, violenze contro le donne, licenziamenti abusivi, disoccupazione giovanile, espulsioni forzate, arresti e detenzioni arbitrari, stigmatizzazione dei rifugiati e dei richiedenti asilo, emarginazione delle comunità locali e autoctone, attacchi contro la stampa, un forte aumento dei prigionieri d’opinione, condizioni detentive pessime, uso eccessivo della forza, intimidazioni nei confronti degli attivisti dei diritti umani, e altro.

Anche le ultime elezioni presidenziali, svoltesi nel 2016, sono state ampiamente contestate e il processo elettorale non rispecchiava in alcun modo le più elementari regolo democratiche: pubblicazione dei risultati elettorali in piena notte, totale black-out dei media durante la diffusione dell’esito dello spoglio, interruzione di internet e dei social network, intimidazioni alla stampa internazionale. Infine, due candidati dell’opposizione alle presidenziali sono stati arrestati con accuse varie. Qualsiasi contestazione viene risolta con minacce fisiche o azioni giudiziarie. Il numero dei prigionieri politici non è mai stato così elevato come ora.

Il presidente del Congo Brazzaville, Denis Sassu Nguesso, durante un'intervista con il direttore di Africa ExPress, Massimo Alberizzi

Il presidente del Congo Brazzaville, Denis Sassu Nguesso, durante un’intervista con il direttore di Africa ExPress, Massimo Alberizzi

Il Département du Pool vive una situazione a dir poco terribile. Villaggi interi sono stati incendiati e le testimonianze raccolte sono senza appello: una catastrofe umanitaria “a porte chiuse”: nessuna organizzazione indipendente ha ricevuto l’autorizzazione di recarsi sul posto per rilevare l’effettiva situazione dei diritti umani nelle aree maggiormente colpite. D’altronde anche qui le autorità hanno adottato la politica della repressione nei confronti degli oppositori.

Anche l’indipendenza della giustizia è messa a dura prova nel Paese. I magistrati sono condizionati e spesso pagati per occultare la verità, uccidendo così giustizia e legge. L’impunità per chi viola i diritti umani è diventata la regola, a beneficio di chi rappresenta lo Stato. La magistratura congolese è rimasta notevolmente in dietro per quanto riguarda lo spirito e gli ideali della Dichiarazione universale dei diritti umani.

A livello istituzionale non giunge nessun messaggio positivo da parte dei garanti della Costituzione. Inoltre, le violenze politiche non fanno altro che rinforzare le divisioni etniche.

L’OCDH nel suo rapporto ha descritto una situazione a dir poco allarmante. Una polveriera pronta ad esplodere. La Repubblica del Congo conta poco più di 4,5 milioni di abitanti, il guadagno annuo si aggira sui 485 dollari pro capite.

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- Corrispondente dall'Africa, dove ho visitato quasi tutti i Paesi

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